• Centralino 0434 546800

La giornata della memoria, oggi

La giornata della memoria, oggi

Cissoko ha 25 anni. Quando ha lasciato il Gambia di anni ne aveva 20. È partito perché il padre del ragazzo che amava voleva ucciderlo, dopo che li avevano scoperti insieme. In paese tutti sono venuti a saperlo, anche la sua famiglia, che lo ha sbattuto fuori di casa e gli ha detto di non tornare mai più. Anche i suoi fratelli hanno tentato di ammazzarlo. Avrebbe voluto rivolgersi alla polizia e chiedere aiuto, ma sapeva che lo avrebbero incarcerato, o anche peggio, consegnato alla sua famiglia. È fuggito, di notte, raccogliendo tutto quello che aveva, pagando un passaggio ai trafficanti per andare lontano. Del ragazzo che amava non ha più saputo niente. Dopo un lungo viaggio attraverso il deserto, dove ha visto morire più di un compagno, è arrivato in Libia e dopo poco tempo è stato messo in un campo profughi gestito da miliziani, con migliaia di altri, buttati in enormi stanze senza cibo né acqua. Nel campo è stato picchiato, torturato e anche violentato.  Più volte.  Due volte è fuggito da quella prigione e ha cercato di lasciare la Libia a bordo di un improbabile barcone. Due volte è stato fermato dalla guardia costiera e riportato indietro in quel centro di detenzione. Aveva 21 anni quando alla fine è arrivato in Italia, ma all’operatore che l’ha accolto pareva un uomo di 40.

Muhammad ha 18 anni. Quando ha lasciato il Pakistan ne aveva 16. È partito perché si è rifiutato di dare ai talebani l’unica mucca della sua famiglia. Il padre ha cercato di difenderlo, ma quegli uomini l’hanno ucciso e sono poi accorsi alla sua casa, per ordinare che lui, Muhammad, andasse con loro, per essere ucciso o addestrato ad uccidere. Durante la notte lo zio lo ha messo su un’auto con altri uomini, pagando il viaggio per mandarlo lontano, dove i talebani non lo avrebbero più trovato. Quella notte Muhammad è riuscito a baciare per l’ultima volta sua madre ma non ha salutato i suoi fratelli più piccoli. Non avrebbero capito. Più volte lungo il viaggio ha rischiato la vita: una volta sulle montagne al confine con la Turchia sono passati a piedi lungo uno stretto sentiero al bordo di un precipizio, i piedi gli dolevano, le gambe stavano per abbandonarlo. Sarebbe caduto nel burrone, se un uomo non lo avesse tenuto con il suo braccio. In Bosnia è stato rinchiuso come molti altri in un campo profughi: ha tentato di proseguire il suo viaggio verso l’Europa un paio di volte, per raggiungere un cugino che vive in Germania, e un paio di volte è stato respinto al confine con la Croazia, e di nuovo riportato nel campo, a dormire nelle tende fradice, dove il cibo viene dato una volta al giorno e dove la gente muore di freddo.

giornata memoria

Il 27 gennaio si celebra la giornata Internazionale della Memoria. Gli atroci fatti sono storia ed eredità indelebile. L’umanità ha il dovere di ricordare e di portare, almeno nella memoria, il peso di ciò che con troppa irrazionale crudeltà è accaduto.

Ma la storia spesso non insegna: a pochi passi dai nostri confini l’umanità muore ancora. In Bosnia Erzegovina, dopo l’incendio del campo profughi di Lipa le persone continuano a vivere tra le macerie senza acqua potabile ed elettricità, in condizioni metereologiche estreme. La popolazione bosniaca non vuole l’apertura di nuovi campi e nell’attesa di trovare una soluzione a questo stallo, i migranti continuano a rimanere bloccati nell’incubo. Molti, come Muhammad, hanno tentato di andarsene attraversando i confini verso l’Europa, il ‘’game’’ lo chiamano, ma vengono continuamente respinti. ‘’Dal dicembre 2019 all’ottobre 2020 l’ong Danish Refugee Council (Drc) ha registrato 21.422 respingimenti al confine croato. Negli ultimi mesi sono aumentati i casi di violenza, tortura, sequestro e distruzione dei beni personali.’’ come recita l’Internazionale dello scorso 22 gennaio.

Le storie delle persone che hanno intrapreso la rotta balcanica o quella africana per raggiungere l’Europa raccontano tutte di internamenti in luoghi che dovrebbero essere deputati al riparo ma in realtà sono spesso luoghi dove le torture e le violenze fisiche e psicologiche sono all’ordine del giorno.

Storie come quella di Cissoko e Muhammad sono soltanto due racconti nell’oceano di storie che raccogliamo ogni giorno dalle parole delle persone che incontriamo nel nostro lavoro. La storia si ripete inesorabilmente nell’indifferenza generale dei governi europei.

Condividi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *